L'attimo fuggente"
L'attimo fuggente"
Le notti,cosa sono....
qualcosa di inesplicabile.
Ogni volta sono qua nel niente,
ma ne bisogno
In bianco nero
a colori
fontane di desideri
viaggi lontani,
senza bagagli
infine solo sogni.
Piano si posa
Come la foglia a terra
Su un letto di viola e di mimosa
E di pensieri
Di facce
Di ricordi...
Che tornano felici a raccontarle
Momenti.
Ed è come se le vedessi cadere
Gocce salate
Sulle guance di pianto
Come sapere
Di un mondo che si è spento.
Piano si posa
Un rimpianto sull’altro
E poco più conta
Se dalle unghie sparisce lo smalto
O le sparisce
Il sorriso dal volto…
…poco più conta
Se il rancore diviene più greve
Come un sasso
Che affonda nel mare.
Piano si posa
Ed è un posarsi di mille sentenze
Che divengono muri di stanze
Dove lei chiusa stà
Leggera e libera
Che piano si posa.
VIVONO DI RICORDI
ASPETTANDO UN GIORNO ANCORA,
UN GIORNO DI SPERANZA
NON DI RABBIA NE’ DI PAURA.
ANGELI PER LA STRADA
NEI BAR DI CENTOCELLE
VIVONO LE ESPERIENZE
SULLA PROPRIA PELLE.
PERSONE DIVORZIATE
A TRENT’ANNI DIMENTICATE
OPPURE ALCOLIZZATE
IN CERCA DI SE STESSE.
PERSONE A CUI LA VITA
HA TOLTO MOLTE COSE
STORIE UMANE FOTTUTE
CHE SPRERAN SEMPRE
IN OCCASIONI VUOTE.
VIVONO DI SE STESSI
GLI UOMINI SOLITARI
PAGANDO GLI INTERESSI
DI UNA VITA DA SOMARI.
LA VITA,MA CHE VITA
VISSUTA E NON CAPITA
A NULLA DESTINATA...
ETERNAMENTE ERRATA.
MINUTO PER MINUTO,
CHI CI RIMANE SOTTO
CHI NE E’ SOPRAVVISSUTO.
DI NON VIVERE “PER BENE”
E VIVERE BISOGNA
NON DA CANI MA DA PERSONE..
ANGELI PER LA STRADA
NEI VIALI DEL QUARTIERE
CHE CHIAMANO VERGOGNA
CIO’ CHE AGLI ALTRI FA PIACERE.
VERGOGNA PROVOCATA
DAL NON POTER CAMPARE
(CAMPARE PER COMPRARE)
UN BICCHIERE PER BERE
UN PIATTO PER MANGIARE.
SE NE INCONTRASSI UNO
DI QUESTI DISPERATI
REGALAGLI TE STESSO
TE NE SARANNO GRATI.
MADRE CHE ABBRACCI TUTTI
In giro qua
per questa strada nuova
dove la Prenestina si disperde
e i miei ricordi anche…
Non siete più mattine in una piazza
Vociar di consueta gente
E stesse facce
Che mi han visto crescere
Tirar calci al vento
E ad un pallone
Che s’insaccava come me stasera
All’angolo sei sogni
Sotto il sette.
Non siete più
Il viaggio da Tor Sapienza al Tuscolano
Quando i vent’anni miei me li ho vissuti
Tra birrerie e centri commerciali
E più neanche
Il chiamarmi di mamma
Nelle sere estive
E le chitarre a rompere i coglioni.
Siete dispersi giorni
Che in lontananza scorgo ancora
E ancora
Siete rimpianti e frasi bestemmiate
E i baci a Valentina su quel prato
E
Che da sfondo ha fatto
A quel mio vivere tra Borgo Pio e un cannone.
Madre che abbracci tutti e mi riporti
Su quei sentieri delle storie andate,
riportami come sai fare tu
al mare ad Ostia
inventa un’altra Estate …
Alla mia città dal mio quartiere in poi